5 km sembrano tanti.

Sono 15 volte Sportswear.

Dark Polo Gang · 1:59

I chilometri restano quelli. Contati in canzoni pesano meno, perché ascoltare un pezzo che ti piace è una cosa che faresti comunque.

  1. I dati della corsa
  2. La tua canzone
  3. Quante volte
  4. Condividi

1 La tua corsa

Quanto ci metti a fare un chilometro?

Se non lo sai, lascia Normale: è il ritmo di chi corre chiacchierando.

2 La tua canzone

5 km di corsa sono 16 volte Sportswear.

Adesso mettila in loop e parti.

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Due versioni della stessa storia. La frase sta su un colore ed è già pronta. I dati sono un'etichetta che va sopra una tua foto. Esce un PNG a 1080×1920, e l'immagine non lascia mai il telefono.

La card è pronta. Se vuoi, mettila sopra una tua foto.

La tua storia pronta da salvare

Tieni premuto sull'immagine (o tasto destro) e salvala nel rullino. Sul sito vero il telefono apre il foglio di condivisione: qui dentro l'anteprima lo blocca.

Cos'è questo

I chilometri restano quelli. Contati in canzoni pesano meno, perché ascoltare un pezzo che ti piace è una cosa che faresti comunque. inLOOP fa solo questo: prende una distanza e te la ridice in riascolti, poi te la dà pronta da mettere in storia.

È un concept dichiarato su Spotify e Strava, e non è affiliato a nessuna delle due: i loro colori stanno qui perché sono il materiale dell'esercizio.

Chi l'ha fattoMatteo De Marco

Vengo dal design e dall'interfaccia, e da lì mi porto dietro l'abitudine a guardare le cose dal lato di chi le usa: quasi tutte le scelte qui sopra nascono da un'app che mi ha fatto arrabbiare, non da una linea guida.

Mi occupo di AI e di come si costruiscono prodotti con l'AI, quello che oggi si chiama vibe coding o AI building. Mi interessano il marketing e i dati, e mi interessano la musica e lo sport: questo progetto è il punto in cui si incontrano.

Il punto di partenza è un fatto vero: nel 2023 Spotify e Strava si erano davvero parlate, con il lettore di Spotify dentro la schermata di registrazione di Strava, e poi Strava ha chiuso l'integrazione. Da lì ho provato un'altra direzione: non i comandi del lettore dentro l'app di corsa, ma la musica come unità di misura della fatica.

Sto costruendo una serie di progetti come questo, che servono a due cose insieme: risolvere qualcosa di piccolo per bene, e raccontare come ragiono. Ne pubblicherò altri. Lavoro nell'AI e sono aperto a proposte.

Matteo De Marco su LinkedIn
Come è fattoundici cose che si notano solo se mancano
  • Prima della corsa, non dopo. Chiedere lo screenshot di Strava significava chiedere dati già scritti dentro l'immagine, e produceva etichette che si contraddicevano da sole: il ritmo scelto a mano contro il ritmo stampato nello screenshot.
  • Una canzone, non una playlist. Una playlist che non puoi esportare su Spotify è inutile. Una canzone in loop invece è un tap dentro qualsiasi app: il sito dà il numero e lo esegui da solo.
  • Nessuna integrazione con Spotify, e non per pigrizia. Da marzo 2025 per uscire dalla modalità sviluppo dell'API servono 250.000 utenti attivi al mese, e la modalità sviluppo è scesa a cinque utenti. La ricerca usa l'archivio di Apple, gratuito e senza chiavi.
  • Il testo si legge davvero. Bianco su verde Spotify fa 2,59 a 1 e su arancio Strava 3,31, sotto il minimo. Quindi i colori di marca fanno da superficie con testo scuro sopra, come fa Spotify sui suoi bottoni, e diventano testo solo dove il fondo è scuro.
  • L'arancione è quello giusto. Usavo #FC5200 preso da una ricerca, ma quello di Strava è #FC4C02. In un concept sui marchi altrui non puoi sbagliarlo.
  • Il sito non sapeva di essere su un telefono. Mancava la riga che lo dichiara, e Safari disegnava la pagina larga 980 pixel per poi rimpicciolirla: usciva una colonnina stretta in mezzo a due margini enormi. Si vede solo da un telefono vero, mai nell'anteprima del computer.
  • Toccare la ricerca non ingrandisce la pagina. iPhone lo fa da solo con ogni campo sotto i 16 pixel di testo, e la vista salta. Era l'unico campo del sito sotto quella soglia.
  • La pagina non salta. Ricostruivo la lista delle canzoni a ogni cambio, e sostituire nodi sopra la vista fa perdere al browser l'ancoraggio dello scroll.
  • Si afferra l'etichetta, non la foto. Prima un tocco qualsiasi la teletrasportava sotto il dito, e ai bordi c'erano zone morte perché il limite del dito non coincideva con quello del disegno.
  • L'etichetta non finisce sotto Instagram. In alto la storia ha la barra di avanzamento e in basso il campo «rispondi»: c'è un limite invalicabile a 260 pixel dai bordi, anche trascinando.
  • Le copertine si caricano in un modo preciso. Un'immagine presa da un altro sito «contamina» il disegno e blocca il salvataggio del PNG: va chiesta dichiarando l'origine. Provato: senza quella riga il file non esce, e l'errore arriva solo al momento di salvare.